Trasmettere la Resistenza partigiana ai giovani è una sfida cruciale per preservare la memoria storica e i valori di libertà e democrazia. I modi possono essere molti, ma bisogna trovare, di volta in volta, il più efficace. Per esempio si possono ascoltare i racconti e le testimonianze dei protagonisti, anche se questo ormai accade sempre più di rado, visto che i testimoni sono – per ragioni anagrafiche – pochissimi. Si possono, in alternativa, far toccare con mano ai ragazzi le raccolte negli archivi di memorie scritte e orali (si pensi al grande patrimonio di videointerviste del portale noipartigiani.it) o far loro conoscere i luoghi della memoria (musei, monumenti e siti legati alla Resistenza, fra gli altri il Museo della Resistenza di Milano o la Casa-Museo Cervi a Gattatico). Resta comunque necessario, qualsiasi strada si scelga di percorrere, il coinvolgimento attivo dei più giovani, anche attraverso progetti di ricerca, sia sulla storia locale sia nazionale. Gli archivi, immaginati come luoghi polverosi frequentati da soli addetti ai lavori, possono così aprirsi e lasciarsi esplorare dagli studenti. Dal diretto contatto e dalla conoscenza di prima mano delle fonti, può nascere poi un ponte dal passato al presente, quello per esempio che collega i valori della Resistenza, libertà uguaglianza giustizia pace, alle sfide attuali, come il razzismo, la guerra, la discriminazione e l’ingiustizia sociale.

Il progetto “Sguardi Resistenti” ha sommato e fatto interagire molte delle modalità descritte, che hanno condotto a una chiara conclusione: l’etica della Resistenza rimane uno dei fondamenti della nostra Repubblica. L’etica della Resistenza, infatti, è diametralmente alternativa all’antropologia fascista, che annovera in sé servilismo, bellicismo, gerarchia della forza: quale Paese civile può basarsi su questi presupposti? Occorrono invece pluralismo, pensiero libero e critico, solidarietà e rispetto delle minoranze, tutti ingredienti di quella che si potrebbe definire una “pedagogia” del movimento partigiano, ancora e specie oggi, dovrebbe essere messa in risalto. Questo progetto si è concretizzato e fatto apprezzare dai visitatori in una mostra da poco conclusasi nel centro della città di Padova. I protagonisti sono 58 studenti e studentesse dell’IIS Valle di Padova, un Liceo artistico con sezione di grafica e audiovisivi. Al loro fianco, un gruppo di 7 docenti (i prof Frasson, Giambò, Grossi, Portelli, Sartori e Toso) coordinato dal professore (e storico della Resistenza) Alessandro Naccarato. Tutti insieme hanno compiuto un percorso pluridisciplinare alla scoperta delle vicende resistenziali della loro città, la cui università è l’unica ad aver ricevuto la Medaglia d’Oro al Valore Militare per il suo contributo alla Liberazione.

Il progetto si è articolato attraverso ben 15 fasi operative, tra queste: la visita ai luoghi rappresentativi della Resistenza cittadina; percorsi di studio negli archivi sia del Centro per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea (CASREC), sia del Centro Studi Ettore Luccini; la realizzazione o la reinterpretazione di alcune opere artistiche che richiamano la guerra in generale e la guerra partigiana. I risultati si sono potuti ammirare nella mostra allestita presso la Sala della Gran Guardia di Padova dal 25 gennaio al 16 febbraio e nel catalogo, elaborato sempre dai ragazzi e dalle ragazze del Valle, Sguardi Resistenti. La lotta di liberazione a Padova raccontata dagli studenti, Il prato, Padova 2025. Abbiamo voluto intervistare le studentesse e gli studenti dell’IIS Valle di Padova che hanno organizzato la mostra per raccogliere dalla loro voce l’innovativa esprienza.

Come vi è stata presentata questa proposta e come l’avete accolta?

I nostri professori ci hanno proposto un lavoro di ricerca sulla storia della Resistenza a Padova. Dopo avere visitato con la loro guida alcuni luoghi e avere visto le video interviste a due partigiani, ci siamo incuriositi e abbiamo chiesto di poter approfondire l’argomento. A quel punto gli insegnanti ci hanno proposto un progetto articolato per elaborare, allestire e gestire una mostra sulla Resistenza nella nostra città. Il progetto è iniziato con diverse giornate di lavoro, durante le quali siamo stati supportati dagli insegnanti e da esperti nell’organizzazione di eventi culturali che ci hanno accompagnato fino all’apertura dell’esposizione. Noi studenti eravamo molto entusiasti di partecipare, poiché ognuno avrebbe potuto esprimersi: alcuni con la pittura, altri con i racconti, visionati in precedenza nell’archivio di Padova, e altri ancora si sono dedicati all’organizzazione e alla creazione del sito.

Alcuni dei lavori realizzati dagli studenti dell’IIS Valle, tra animazioni, rielaborazioni grafiche, dipinti

Che ruolo hanno avuto per voi i docenti?

Gli insegnanti ci hanno accompagnato durante la realizzazione del progetto e hanno favorito la collaborazione tra noi. Le attività extrascolastiche sono state molto coinvolgenti perché abbiamo potuto conoscere fatti, luoghi, persone attraverso l’esperienza diretta e la messa in pratica delle nostre idee e opinioni e non soltanto attraverso la lettura di testi. Ringraziamo i docenti per l’opportunità che ci è stata data di intraprendere questa avventura.

Quanto tempo ci avete messo ad attuare il progetto e quali sono state le difficoltà principali?

Il progetto è durato circa un anno e abbiamo dovuto affrontare diverse difficoltà organizzative e pratiche. Un aspetto stimolante e interessante del progetto, però, è stato proprio quello di risolvere e superare queste difficoltà: il cosiddetto problem solving. Ad esempio abbiamo dovuto inventarci un modo efficace per costruire con risorse limitate i pannelli per esporre i materiali che avevamo prodotto e abbiamo imparato a fare i falegnami…

Dettagli di altri elaborati dei ragazzi dell’IIS Valle di Padova, risultati di ricerche storiche e opere artistiche

Quali sono state le fasi operative che avete apprezzato di più, quali le più sorprendenti e inaspettate?

Le fasi operative che abbiamo apprezzato di più sono state quelle in cui abbiamo potuto esplorare i luoghi simbolo della Resistenza a Padova. Camminare per le strade visitando via Santa Lucia, dove furono impiccati tre partigiani, e via San Francesco, dove numerosi partigiani furono torturati dalla banda Carità, consultare documenti d’archivio presso il Centro d’Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea e vedere le video interviste ai partigiani conservate presso il Centro Studi Ettore Lucini ci ha permesso di toccare con mano la storia, immergendoci nei documenti, nelle fotografie d’epoca, nelle interviste e nelle opere d’arte. Anche la scoperta della poesia di Egidio Meneghetti Partigiana nuda e la reinterpretazione di quel testo sono stati lavori emozionanti perché ci hanno permesso di riflettere sull’importanza del ruolo delle donne nella storia e nella guerra di Liberazione con uno sguardo diverso. Questo contatto diretto ci ha aiutato a comprendere meglio il passato e a dare più profondità al nostro lavoro. La parte più sorprendente e anche divertente è stata il lavoro di squadra: raccogliere, interpretare e collegare le varie fonti per dare vita alla mostra Sguardi Resistenti è stato un processo intenso e stimolante. Non sapevamo quanto fosse complesso ricostruire un racconto capace di emozionare i lettori e allestire una mostra in grado di impressionare i visitatori, ma proprio questa sfida ha reso l’esperienza ancora più coinvolgente e formativa.

Che successo ha avuto la mostra alla Gran Guardia? Quali sono state le reazioni più frequenti dei visitatori?

La mostra Sguardi Resistenti alla Gran Guardia è stata un grande successo, di molto superiore alle nostre aspettative: ha attirato numerosi visitatori e lasciato una forte impressione su chi l’ha vissuta. Fin dall’inizio, l’esposizione ha colpito il pubblico grazie alla potenza e ai temi profondi delle opere. La maggior parte dei visitatori ha lasciato commenti molto positivi nel sito e nel registro collocato all’uscita della mostra, apprezzando l’organizzazione e il significato delle opere esposte. In molti si sono detti felici ed emozionati di aver partecipato a una esposizione così intensa, capace di raccontare un periodo drammatico come la Resistenza in una veste nuova e coinvolgente. Alcuni anziani si sono commossi riconoscendo i cognomi di parenti protagonisti delle vicende raccontate. Queste reazioni per noi sono state un’ulteriore esperienza per conoscere la Resistenza in modo nuovo. Dopo tre settimane di apertura, Sguardi Resistenti si è conclusa con quasi 1.500 visitatori e oltre 5.000 presenze sul sito ufficiale. Possiamo dire che è stata un’esperienza speciale, capace di dimostrare come l’arte possa ancora emozionare e far riflettere sulle vicende del passato. Il grande entusiasmo del pubblico indica quanto sia importante continuare a raccontare e ricordare la Resistenza attraverso nuove tecniche e linguaggi espressivi, in particolare, quello dei giovani studenti.

Altre opere (dettagli)

Si potrà vedere ancora, Sguardi resistenti?

Sì! Infatti un elemento di grande soddisfazione è stato che il Comune di Padova ci ha chiesto di riallestire la mostra dal 16 al 28 aprile, presso la sede del Municipio, per poter offrire alla cittadinanza un’esposizione sulla Resistenza in città in corrispondenza dell’80° anniversario della Liberazione.

Cosa vi portate a casa, dopo questo grande lavoro, sia dell’idea che dei fatti della Resistenza?

Dopo questo grande lavoro, ci portiamo a casa una consapevolezza più profonda della Resistenza, non solo come evento storico, ma come eredità di valori e scelte coraggiose. Lavorare insieme, tra professori e studenti, ci ha permesso di scoprire storie spesso dimenticate, di dare voce a chi ha lottato per la libertà e di riflettere su cosa significhi oggi il loro sacrificio. Dal punto di vista dell’idea, abbiamo capito che la Resistenza non è solo un ricordo del passato, ma un monito per il presente: un invito a difendere la libertà, la giustizia e la democrazia con lo stesso impegno di allora. Dai fatti, invece, abbiamo imparato che dietro ogni grande cambiamento ci sono persone comuni che, con scelte difficili e spesso rischiose, hanno fatto la differenza. Questa mostra ci ha insegnato che il passato vive nel presente, e che il nostro compito è portare avanti la memoria, non solo con gli studi, ma con le azioni di ogni giorno.