Sgombriamo il campo. Della moviola che si ferma sulle mani di Romano Prodi mentre “tira” i capelli a Lavinia Orefice, la giornalista di Rete 4 che gli chiede un commento sul Manifesto di Ventotene – lo diciamo in premessa – non ci interessa. Ancor meno merita attenzione lo sdegno a senso unico di Nicola Porro, che sulla vicenda si chiede «dove cazzo è l’Ordine dei giornalisti».

Sgombriamo il campo e andiamo al cuore del problema, ovvero agli eversori della Costituzione che accusano di eversione gli altri. La tattica è rodata, va avanti così da più di due anni: ai passaggi di tipo “istituzionale”, quelli che mirano a riscrivere le regole della convivenza (vedi decreti sicurezza) si alternano una serie quasi ininterrotta di blitzkrieg, di guerre lampo eccentriche (il Manifesto di Ventotene) rispetto alle dinamiche politiche reali. Solo apparentemente eccentriche. Se sommiamo i singoli fatti, se uniamo i puntini che compongono la “pista cifrata” vediamo che il quadro che ne esce è la pazza voglia di slabbrare la tela che è alla base della Repubblica e della costruzione europea.

Compiti e ruoli di questa strategia sono ben definiti. La “statista” Giorgia Meloni dà il via alla zampata, attacca le opposizioni e nello specifico il Pd per aver sventolato in piazza del Popolo il Manifesto di Ventotene che vuole la “dittatura del proletariato” e “l’abolizione della proprietà privata”, poi partono le seconde e terze file cui è demandato il compito di continuare ad azzannare la preda. Sempre di più e sempre più in alto.
Sentite cosa scrive il senatore leghista Claudio Borghi su X: «Vedere la scena penosa di Prodi che squittisce e tira i capelli alla giornalista che cita il Manifesto di Ventotene fa capire quanto ci avevamo visto giusto nell’individuare in quel testo il vero piano del progetto eversivo e antidemocratico della Ue. E Prodi lo sapeva per forza». Dunque, non è responsabile di aver maltrattato la capigliatura della cronista di Rete4 – questa è notizia a uso e consumo del pubblico medio-basso, che beninteso fa sempre comodo – il Professore è responsabile di un progetto eversivo bello e buono. Roba da carabinieri sotto casa.

Ma è davvero Prodi il bersaglio del leghista? O meglio, è solo lui il bersaglio? Difficile crederlo. Perché se le parole hanno un senso, se non sono solo schegge avvelenate sparate a casaccio; se sono qualcosa di più e di diverso dalla delegittimazione spicciola; se non sono esclusivamente ghiande avariate da dare ai porci o da consegnare a piene mani alla bulimia dei social e della tv, allora il leghista Claudio Borghi dovrebbe essere conseguente alle sue parole e chiedere la messa in stato d’accusa di chi oggi in Italia è il più limpido e coerente interprete dello spirito europeo, di quel progetto di pace, di democrazia e di libertà che lui, considera “eversivo e antidemocratico”. Dovrebbe chiedere, insomma, di mettere in stato d’accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione, così come prescrive l’articolo 90 della Carta, il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Attenzione, non stiamo mettendo in mano la metaforica pistola a Borghi. Quella pistola c’è già. La stiamo disvelando. Perché oggi l’ostacolo più grande sulla strada dell’asfaltatura della Costituzione, sulla riscrittura frettolosa della storia, si chiama Sergio Mattarella. Lo è – e verrebbe da dire purtroppo – più dei partiti. Lo sa bene la destra. E prova continuamente manovre di accerchiamento sul Quirinale. Come appunto, a ben vedere, è quella sul Manifesto di Ventotene. Scriva allora la sua denuncia il leghista, trovi chi tra i suoi colleghi parlamentari la firma e la presenti al Presidente della Camera che a sua volta la trasmetterà un apposito comitato formato dai componenti della giunta delle elezioni e delle immunità parlamentare del Senato, e da quelli della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. Lo faccia se crede in quel che va dicendo. Perché se lo sapeva Prodi anche Sergio Mattarella “lo sapeva per forza”. Nessuno, nemmeno Giorgia Meloni, d’altronde potrebbe sostenere che Mattarella non abbia letto il Manifesto di Ventotene. Dunque fuori il cappio e la corda, le “responsabilità” del Colle sono grandi.

Che il Manifesto di Ventotene del 1941 rappresenti per Mattarella la pietra miliare della futura nascita dell’Unione europea è cosa nota. In questi anni il Capo dello Stato ha più volte ricordato quanto quel documento scritto nella cattività di Ventotene sia fondante della nostra democrazia e dell’Europa. Era il 2021, in occasione dell’80° anniversario del Manifesto, quando Mattarella, dopo aver deposto un fiore sulla tomba di Altiero Spinelli nella piccola isola del Tirreno usata dal regime fascista per confinare gli oppositori, definiva il Manifesto «un punto di riferimento».

In quell’occasione il Presidente della Repubblica interloquisce con i giovani partecipanti al 40° seminario per la formazione federalista europea. A una studentessa dell’Università Roma Tre che gli chiede quanto reputa attuali le idee e i valori del Manifesto di Ventotene e cosa ci possono insegnare per l’Europa di oggi, Mattarella risponde sottolineando che «ogni grande cambiamento è preceduto da vigilie, da periodi di resistenza, da preparazione di tempi migliori». E, precisando ulteriormente il suo pensiero dice che «quella sollecitazione a difendere la libertà e la democrazia, che allora veniva fatta in quelle condizioni, in quel contesto così difficile che richiedeva coraggio e determinazione, vale ancora oggi pienamente».
A una studentessa di Ferentino che si interroga su quali priorità si deve basare la ricostruzione del futuro post-Covid Matteralla spiega che l’Unione ha affrontato la pandemia con «una capacità di visione e di intervento di straordinaria efficacia (…) Nei vari Paesi europei vi sono tanti – come definirli – tanti gelidi antipatizzanti dell’integrazione dell’Unione. Si diano pace: questi strumenti resteranno, non si può tornare indietro!».
Non finisce qui. Ecco cosa dice il presidente della Repubblica a uno studente della Cattolica di Milano che gli chiede come vede l’Unione Europea nel 2050: «Sono convinto che nel 2050 l’Unione avrà raggiunto, avrà espresso pienamente quell’orizzonte di libertà che il Manifesto di Ventotene indica. Che al suo interno saranno scomparse diseguaglianze tra le persone, tra i territori, che sia aperta al mondo non una “fortezza chiusa” e che sia in grado cioè di esprimere, di coinvolgere, di trasmettere, collaborando con tutti quei valori che la caratterizzano: la democrazia, la libertà, i diritti, la pace, la cooperazione internazionale».

Il “piano eversivo della Ue” – copyright Borghi – alla sovranità dell’Italia emerge in maniera netta. Senza equivoci. Ce n’è abbastanza per la messa in stato d’accusa. Dunque abbia il coraggio e la responsabilità delle sue parole il senatore leghista. Lasci perdere le polemiche sulla tirata di capelli di Prodi, vada al nocciolo della questione.

Certo la sparata di Meloni sul Manifesto di Ventotene ha diverse motivazioni. C’è, sicuramente, il tentativo di sviare l’attenzione dalla condizione materiale del Paese e su una ripresa che “Unimpresa” – non i soliti comunisti – definisce «fragile»; di mascherare l’incompetenza a gestire i problemi reali, inventandosi nemici vecchi (Spinelli) e nuovi. C’è anche l’obiettivo di nascondere sotto il tappeto i dissidi interni alla coalizione sulla questione della difesa europea, con Salvini nella parte più che della colomba pacifista del piccione viaggiatore sull’asse palazzo Chigi-Cremlino.

Ma il motivo di fondo è un altro (e su questo bisogna dare atto a Borghi di averlo esplicitato). Insomma si è trattato di una spallata, che segue altre spallate, alle ragioni fondanti della democrazia italiana, al suo assetto di poteri e alla sua missione nel mondo. “Spariamola grossa e vediamo l’effetto che fa”, è la linea di condotta di Giorgia Meloni, convinta che anche la retromarcia, la mezza rettifica rispetto ad affermazioni sopra le righe, sue, dell’esecutivo e dei suoi ministri, non sarà mai piena: qualche passo verso lo svuotamento della democrazia, la rottura dell’equilibrio dei poteri su cui si fondano tutti i sistemi democratici, sarà stato fatto. E tanto gli basta. Per ora.
Pubblicato mercoledì 2 Aprile 2025
Stampato il 03/04/2025 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/quel-libretto-che-fa-ancora-paura-a-chi-non-ama-leuropa-e-la-costituzione-antifascista/