Benito Mussolini

È un atto simbolico potente perché Salò (BS) è stata la capitale della Repubblica sociale italiana dopo l’armistizio dell’8 settembre ’43, dove si stabilì il governo collaborazionista dell’Italia occupata. La mozione presentata la sera di mercoledì 26 febbraio 2025 al parlamentino locale dal consigliere Tiberio Evoli è stata approvata con i dodici voti della maggioranza mentre tre eletti appartenenti a liste civiche hanno votato contro e uno si è astenuto.

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Così la cittadina che si affaccia sul lago di Garda ha tagliato definitivamente i ponti con un feroce passato, approvando la mozione di revoca del titolo onorifico conferito a Mussolini nel 1924. Un annullamento che rimarca il cambio di amministrazione avvenuto lo scorso anno dopo vent’anni di governo di centrodestra. “Potevamo portare il caso in aula per il 25 aprile ma abbiamo anticipato i tempi”, hanno spiegato i consiglieri di maggioranza che hanno firmato la mozione.

La seduta integrale del Consiglio comunale, che aveva al punto 2 dell’odg la revoca della cittadinnza onoraria conferita a Mussolini, è visibile su Youtube

Non è la prima volta che Salò si misura con un provvedimento simile, la proposta era stata presentata già due volte, ma in sedute “tormentate” non era stata approvata. E anche ora agli applausi della sala si è sovrapposto qualche fischio arrivato dai banchi di “Difendi Brescia”, vicina a Fratelli d’Italia (che dalla sua ha intitolato la sede gardesana a Giorgio Almirante) parlando di “atto puramente ideologico e inutile”.

Il decreto del 1924

La cittadinanza onoraria era stata conferita al duce, su indicazione nazionale, il 23 maggio 1924, dal commissario prefettizio Salvatore Punzo, poiché il Consiglio comunale era stato sciolto l’anno prima. Erano giorni tesissimi per tutto il Paese, le violenze e le intimidazioni contro avversari politici, sindacati, giornali, che avevano portato alla marcia su Roma non si erano affatto fermate. E a breve, il 10 giugno, Matteotti sarebbe stato rapito e ucciso.

Il sindaco Francesco Cagnini intervienein aula dopo la votazione

“Le idee rappresentate dalla cittadinanza onoraria a Mussolini non hanno più spazio nell’Italia e nella Salò di oggi – ha detto il ventinovenne sindaco Francesco Cagnini –. Questa è un’iniziativa portata avanti da un’amministrazione guidata da una persona nata 50 anni dopo la Liberazione, che non può quindi in nessun modo vedere questo passaggio come una contrapposizione ideologica, bensì come un momento unificante, che riafferma i valori di amore verso la libertà e la democrazia, veri cardini della nostra Carta costituzionale. Alla luce dei valori costituzionali e democratici che, come amministratori, siamo chiamati a rappresentare, Benito Mussolini non merita alcuna onorificenza dal Comune di Salò. La revoca è un passaggio che non merita ulteriori parole, giustificazioni né tantomeno giudizi. Andava semplicemente ed evidentemente fatta”.

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Dopo Salò il caso cittadinanza potrebbe riaprirsi anche a Brescia, la città della Strage di Piazza della Loggia, dove una proposta a firma del consigliere Pd Andrea Curcio è ferma dallo scorso 28 ottobre.

Opi (AQ)

Molti altri Comuni, grandi e piccoli, hanno da tempo revocato la cittadinanza onoraria, come in più occasioni vi abbiamo raccontato, qualcuno subito dopo la Liberazione, altri negli anni scorsi, altri ancora lo hanno fatto in questi giorni. Il 22 febbraio a revocare Mussolini dal pantheon degli illustri è stata Opi (L’Aquila) con decisione presa dal Consiglio comunale, approvando all’unanimità una mozione presentata dal sindaco Antonio Di Santo.

Nel documento deliberato si ricorda che “dopo il 1924, il regime fascista instaurò un sistema di governo basato sulla soppressione delle libertà fondamentali, l’eliminazione delle opposizioni e l’imposizione di leggi totalitarie, comunemente note come ‘leggi fasciste’. Furono sciolti tutti i partiti e le associazioni contrarie al regime”.